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Mura Venete di
Bergamo
Le
Mura Venete di Bergamo sono un'imponente costruzione architettonica
risalente al XVI secolo.
Le mura vennero costruite
dalla Repubblica di Venezia nella città di Bergamo nella seconda
parte del XVI secolo, epoca in cui la città orobica rappresentava
l'estremità occidentale dei domini veneti sulla terraferma.
Erano tempi in cui, con la recente scoperta delle Americhe, la
Serenissima stava iniziando il suo inesorabile declino nel dominio
dei commerci marittimi e, a causa di ciò, rivolse una sempre
maggiore attenzione ai commerci che avvenivano verso il centro
d'Europa. A tal riguardo la terra bergamasca cominciò a rivestire un
ruolo strategico di primissimo piano, accresciuto dal progetto di
costruire la via Priula, una strada che avrebbe collegato, tramite
la Valle Brembana, la città di Bergamo (e quindi tutti i territori
della repubblica veneta) con il Canton Grigioni, considerato alleato
e fino ad allora raggiungibile soltanto passando attraverso
territori dominati dagli Spagnoli, e quindi soggetti a fortissimi
dazi commerciali.
Questi interessi della
repubblica veneta vennero sovente attaccati e messi in discussione
dal vicino Ducato di Milano, gestito dal ramo spagnolo della potente
famiglia degli Asburgo, ma anche dalle truppe francesi. Le cronache
riportano di numerose battaglie nella città bergamasca nei primi due
decenni del XVI secolo, la più cruenta delle quali si verificò tra
il 1515 ed il 1516, con un grande utilizzo di cannoni e colubrine da
parte di entrambi i contendenti.
I veneziani decisero allora di adottare provvedimenti volti a
proteggere la città, che in quel tempo rivestiva appunto una
notevole
importanza strategica. Molti progetti furono esaminati, ma quello
finale e definitivo prevedeva la costruzione di un'imponente cinta
muraria che avrebbe interessato la parte collinare della città
stessa, trasformandola in una vera e propria fortezza.
Tuttavia la decisione di dotare Bergamo di una così ardita opera
aveva una valenza politica piuttosto che militare: difatti le
dimensioni della cinta muraria erano si imponenti, ma non
sufficientemente da comprendere tutta la città bassa che, rimanendo
quindi esclusa, la rendeva di fatto un'opera utilizzabile soltanto
per fini difensivi, e non per organizzarvi un attacco ai vicini
domini spagnoli. Era quindi una tacita ammissione di rinuncia da
parte della Serenissima di ampliare i propri domini in Lombardia,
anche a causa dei sempre maggiori impegni bellici profusi contro
l'esercito turco: le dimensioni ridotte difatti non potevano
permettere l'ammassamento di grandi contingenti militari al punto di
farne una testa di ponte per attaccare la città di Milano ed i
territori limitrofi.
La decisione definitiva
sul progetto venne ratificata dal senato veneto nel 1561, tanto che
già il 31 luglio il conte Sforza Pallavicino era nella città al fine
di avviarne il cantiere. Per quest'opera dalle grandiose proporzioni
vennero mobilitate grandi quantità di operai, di architetti lagunari
e bergamaschi (tra i quali spiccano l'ingegner Zenese ed il
capomastro Paolo Berlendis), ma anche di soldati. Difatti bisognava
anche demolire una grande quantità di edifici, quantificati
nell'ordine di duecentocinquanta, e la reazione degli abitanti
avrebbe potuto richiedere l'intervento delle truppe a protezione del
cantiere stesso.
Vennero quindi demolite numerose cascine, abitazioni, laboratori, ma
anche luoghi di culto tra cui la cattedrale di Sant'Alessandro, la
quale custodiva le reliquie del santo patrono della città, ma anche
il convento dominic ano
di Santo Stefano, contenente le spoglie di Pinamonte da Brembate. Il
totale di otto edifici religiosi demoliti portò altrettante
scomuniche, lanciate dal clero locale, al conte Sforza Pallavicino,
il quale dovette faticare non poco (nonché elargire una lauta somma)
al fine di vedersele revocare negli anni successivi.
L'imponente sforzo organizzativo portò un notevole sviluppo
all'economia della città, grazie ad un'elevata richiesta di
manodopera ed all'indotto che la costruzione comportò.
Alcuni tratti di fortificazione erano comunque già presenti in epoca
romana delle quali, documentate nel VIII secolo, sono rimaste alcune
tracce ancora oggi visibili in via Vàgine, sotto il convento di
Santa Grata e a sinistra dei viale delle Mura ad ovest dei tracciato
della funicolare (ex via degli Anditi). Queste agli inizi del '500
si trovavano in condizioni di estrema decadenza e vennero quasi
totalmente sostituite dalla nuova opera, eseguita in pietra
bastionata continua.
Le previsioni indicavano una tempistica dei lavori che si aggirava
attorno all'anno, con una spesa di circa 40 mila ducati. Queste
tuttavia vennero totalmente disattese, tanto che l'opera venne
conclusa soltanto nel 1588, ben ventisette anni dopo, con un conto
lievitato fino a raggiungere il milione di ducati.
La struttura, che nel
corso degli anni ha subito pochi interventi di modifica, ha uno
sviluppo pari a sei chilometri e duecento metri, all'esterno della
quale si trovava la cosiddetta Strada coperta, ovvero un
camminamento protetto da muri, utilizzato dalle pattuglie poste a
guardia. L'altezza delle mura in alcuni punti arrivava a cinquanta
metri, sotto di cui si trovavano fossati, non riempiti d'acqua,
posti a protezione.
La cinta muraria risulta essere costituita da 14 baluardi, 2
piattaforme, 32 garitte (di cui solo una è giunta sino a noi), 100
aperture per bocche da fuoco, due polveriere, 4 porte
(Sant'Agostino, San Giacomo, Sant'Alessandro e San Lorenzo, ora
intitolata a Giuseppe Garibaldi). A tutto questo vi è da aggiungere
una miriade di sortite, vani sotterranei e passaggi militari di cui,
in parte, si è persa la memoria, collegati tra loro tramite un
numero imprecisati di cunicoli.
L'impianto militare prevedeva inoltre alcuni piccoli quartieri
militari, tra cui un arsenale posto nella Rocca di Bergamo, in cui
si riparavano le armi e si fabbricava la polvere da sparo. Al mastio
della Rocca, già esistente, fu aggiunto il torrione circolare che
ancora oggi lo caratterizza e al suo interno un edificio, la
cosiddetta scuola dei Bombardieri, come caserma degli artiglieri.
Erano inoltre presenti due
piccoli edifici, dalla tipica forma con tetto piramidale, adibiti a
polveriera, mentre le scorte di armi e viveri erano collocate nella
Cittadella che, poco discosta da Colle Aperto, era sede della
Capitaneria Veneta.
In ambito strategico era importantissimo il cosiddetto Forte di San
Marco, una sorta di fortezza nella fortezza: questo occupava la
parte nord della città alta, dalla porta di Sant'Alessandro a quella
di San Lorenzo. Il suo compito era quello di difendere la città in
direzione dei colli, nonché di permettere una protetta via di fuga
di massa in caso di caduta della città, tramite un varco (o quinta
porta), detto appunto Porta del Soccorso. Inoltre racchiudeva un
passaggio segreto sotterraneo che consentiva di raggiungere la
fortezza del Castello di San Vigilio, posta sull'omonimo colle
sovrastante la Porta di Sant'Alessandro.
Tuttavia i cannoni ed i
bastioni, che esternamente danno alla città un aspetto di fortezza
inespugnabile e concepiti con concezioni all'avanguardia, non furono
mai utilizzati, soprattutto per l'affermarsi del cannone a tiro
parabolico, denominato bombarda, che ne rende di fatto il canto del
cigno di tale tipologia di costruzioni militari.
In ogni caso le mura determinarono una sorta di cristallizzazione
della parte collinare della città inscritta nel perimetro della
fortificazione, da al lora
chiamata Città Alta. La zona è rimasta isolata dalla parte detta
Città Bassa, mantenendosi inalterata nel corso dei secoli e
preservandosi da alterazioni architettoniche.
Nella parte bassa della città fu inoltre costruita una cinta
muraria, detta le Muraine. Questo, considerato l'anello difensivo
più esterno della città, era una vera e propria barriera fortificata
che isolava i borghi cittadini dalla pianura. Di esse, completamente
abbattute nel 1901, rimangono poche tracce come il tratto di mura
con merlature e feritoie originali in via del Lapacano e la torre
circolare detta del Galgario nella parte sud-orientale.
Come detto le mura venete
non vennero mai utilizzate per fini militari, tanto che nel 1797 i
francesi entrarono in città senza nemmeno esplodere un colpo
d'artiglieria, a causa del disfacimento della Repubblica di Venezia,
sancito con il Trattato di Campoformio. Già in quel periodo tuttavia
l'intero apparato militare della struttura era in stato di
abbandono, situazione accresciuta dal totale inutilizzo da parte
delle armate della Repubblica Cisalpina prima, e dell'Impero
Austro-Ungarico poi.
Gran parte degli spazi vennero utilizzati in ambito civile, con
l'abolizione dei terrapieni e la demolizione di gran parte delle
cannoniere, con le aree poste al di sotto dell'imponente struttura
adibite ad orti e giar dini.
Soltanto l'8 giugno 1859 le mura balzarono nuovamente agli onori
delle cronache grazie al passaggio di Giuseppe Garibaldi e ad i suoi
Cacciatori delle Alpi, che entrarono nella città tramite la porta
San Lorenzo, da allora nominata Porta Garibaldi. L'evento, preparato
nei minimi dettagli dal maggiore Gabriele Camozzi, sancì
l'annessione della città al Piemonte.
Dopo il periodo di
decadenza, oggi le mura sono al centro di un'ampia opera di
rivalutazione, inserita in un contesto turistico in grande sviluppo.
Negli anni compresi tra il 1976 ed il 1984 le mura venete sono state
restaurate, ripulite e recuperate dall'incuria grazie all'Azienda
Autonoma di Soggiorno. Ora rinomata è la classica passeggiata,
percorsa da bergamaschi e turisti, lungo il perimetro delle mura,
che permette sguardi sulla pianura dall'alto impatto emotivo.
Tre delle quattro porte d'ingresso sono quotidianamente attraversate
da una gran quantità di automobili (la porta San Giacomo è soltanto
pedonale), in particolar modo la Porta Sant'Agostino che che risulta
essere
l'ingresso principale verso la Città Alta, a causa della sua diretta
accessibilità dal centro cittadino.
L'intero perimetro delle mura durante i fine settimana diventa una
gigantesca isola pedonale, in cui ammirare le bellezze che la città
può mostrare. È possibile anche visitare i sotterranei della
costruzione, grazie al gruppo speleologico Le Nottole, che guidano,
solo su prenotazione, all'interno di cannoniere e passaggi interni.
Nel mese di maggio le strada che corre lungo le mura diventa il
percorso di gara del Soap Box Rally, una competizione su macchine
realizzate in legno articolata su tre discese delle mura.
Palazzo della
Ragione
Il Palazzo della Ragione
venne costruito alla fine del XII secolo.
Il piano terra è formato
da una loggia di arcate acute e a tutto sesto.
La facciata, in
corrispondenza del piano superiore, presenta una finestra centrale a
trifora architravata, che si affaccia su un balcone, e delle trifore
laterali incorniciate da archi a sesto acuto. Sopra la finestra
al centro è collocato il rilievo con il Leone di San Marco, simbolo
della Repubblica di Venezia.
Casa natale di
Gaetano Donizetti
Varcare
una porta, fare attenzione ad un gradino e poi un passo, e un altro
ancora.
Fermarsi, guardasi attorno, osservare un ambiente, sbirciare da una
finestra verso un panorama.
Gesti apparentemente abituali, abituali, a volte silenziosi, ma che
sabato pomeriggio in via Borgo Canale 14 a Bergamo non erano affatto
scontati.
Varcare quella porta, quella di quello stabile via Borgo Canale, è
stato un atto da ricordare perché compiuto in occasione della
riapertura della Casa Natale di Gaetano Donizetti. Un’azione
finalmente concreta e reale che riporta alla luce un luogo del
passato e rappresenta un vero Segno di Futuro per la città.
Il recupero dei locali rende infatti ora accessibile agli studiosi,
agli appassionati, ai cittadini bergamaschi e ai turisti gli
ambienti dove nacque il grande compositore e che, oggi, vedranno
impegnata nella gestione la Fondazione Donizetti.
La Casa Natale ritrova dunque tutti gli spazi architettonici grazie
ad un accurato restauro
protrattosi un anno e mezzo. Fruibili sono di nuovo gli ambienti
dove alloggiava la famiglia, nel seminterrato “ov’ombra di luce mai
pentrò…”, quelli del piano terreno, e ancora, il primo piano
allestito con pannelli esplicativi sulla figura di Donizetti, il
secondo con una sala e la Sala Conferenze dedicata a William
Ashbrook, e l’ultimo con alcune stanze dove potrebbero alloggiare in
una sorta di foresteria studiosi e musicisti.
Il museo potrà essere visitato nei weekend dalle 10 alle 13 e dalle
15 alle 18, mentre nei giorni feriali si potranno prenotare solo
visite per gruppi.
La Casa Natale di Gaetano Donizetti è situata nell’antico Borgo
Canale, caratteristico assembramento di alte case su doppia schiera.
Negli anni in cui nasceva Gaetano Donizetti il Borgo era costituito
da case fatiscenti e umide, che ospitavano un’alta densità di
famiglie povere.
La casa venne ricavata in data imprecisata dalla parte più antica
dell’edificio, di epoca addirittura tre-quattrocentesca, ma
guardando la struttura si deduce che nella loro prima destinazione i
locali dovevano essere un antico, ampio, portico a volta.
Uniche
fonti di luce dell’appartamento erano una porta e una finestra che
si affacciano sul piccolo e rustico giardinetto verso via Degli
Orti. La Casa Natale è monumento nazionale per Regio Decreto n.338
del 28 gennaio 1926 “affinchè la casa in Bergamo dove nacque il
maestro Gaetano Donizetti sia conservata al devoto ossequio degli
italiani e rispettata come edificio d’interesse storico”.
Da allora, nonostante l’interruzione nel periodo bellico, è
proseguita la faticosa attività di valorizzazione di tutto lo
stabile.
Con il restauro appena ultimato, si rende dunque disponibile,
stabilmente e continuativamente questo prezioso bene.
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